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Venezia 83, oggi riflettori puntati su Russell Crowe e sull’italiano Ritorno a Buenos Aires

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(Adnkronos) – Riflettori puntati sulla star della decima giornata della 83esima Mostra del Cinema di Venezia: Russell Crowe. Già da qualche giorno in laguna, come anticipato dall’Adnkronos, l’attore sbarca oggi al Lido per l’anteprima di ‘What Love Builds’ presentato nella sezione ‘Venezia Open – Fuori Concorso’. Il regista e attore porta alla kermesse un film musicale, intervallato da una sua lunga confessione autobiografica attraverso cui ripercorre i suoi esordi, la sua carriera da attore ma anche quella da musicista.  

“Il film è dedicato al posto privilegiato che la musica occupa nella sua vita”, aveva anticipato il direttore della Mostra Alberto Barbera in occasione della presentazione del programma. Nel 1970 accadono due cose: Russell Crowe mette piede per la prima volta su un set cinematografico e riceve la sua prima chitarra. “Tutto comincia con la musica. Qualsiasi cosa io faccia nella mia vita creativa nasce, in realtà, con la musica”. In ‘What Love Builds’, Crowe si affida a un monologo cadenzato dalle sue composizioni, mostrando come musica e recitazione siano dimensioni viscerali e interconnesse, capaci di fondere narrazione e performance. Il doc offre uno sguardo raro e approfondito sulle fonti d’ispirazione che hanno plasmato questo artista leggendario ed enigmatico. Attraverso filmati d’archivio e fotografie inedite, il film ripercorre un itinerario che va dalle esibizioni di strada e nei pub fino ai palcoscenici teatrali. “Il cinema è straordinario, è un’avventura cerebrale. Costruisci l’interpretazione nel salotto di casa, vai sul set a fare il tuo lavoro e poi, un anno, un anno e mezzo dopo, ne vedi il risultato: quella serie di snodi emotivi che avevi progettato e la capacità o meno di trascinare con te il pubblico. Il rock and roll, invece, è tutto lì, in quel preciso istante. Ha un’immediatezza assoluta, ed è questo che lo rende esaltante”.  

Dal Concorso arriva l’ultimo film italiano dei cinque in lizza per il Leone d’oro: ‘Ritorno a Buenos Aires’ di Marco Bechis. La pellicola – con protagonista Adriano Giannini – è ambientata nella capitale argentina del 2008. Dopo trentatré anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Insieme ad altri sopravvissuti è ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, dove ritrova persone che hanno condiviso la prigionia e attende il giorno della sua deposizione. Le giornate trascorse con gli altri testimoni, gli incontri e le testimonianze riportano alla luce vicende rimaste in sospeso per decenni. Mariano è uno dei pochi sopravvissuti a quella tragedia e porta con sé un peso che nessuna sentenza può alleggerire. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo.  

“Con ‘Ritorno a Buenos Aires’ torno in Argentina cinquant’anni dopo. Ci torno con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina, ma Mariano non sono io. Ho scelto la finzione perché a volte è l’unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare”, afferma Bechis nelle note di regia. E si chiede: “Che cosa significa sopravvivere? Per molti anni ho pensato che il cinema potesse liberarmi da questa domanda. Ma non è così. Mariano torna a Buenos Aires per testimoniare in un processo. Io, attraverso di lui, ho cercato di raccontare quel momento in cui il passato torna a occupare il presente. Ho cercato una regia essenziale, senza spiegare né giudicare. Mi interessavano i silenzi, i volti, il tempo dell’attesa, i luoghi che conservano le tracce di ciò che è accaduto. In fondo, questo film parla di una cosa sola: di quella colpa del sopravvissuto che insiste”, conclude. 

Dal Concorso arriva anche ‘Kami Nour (A bit of light)’ di Ali Asgari. Il film segue un medico iraniano, disilluso, perde ogni fiducia nel futuro dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa. Ma la compassione, la cura e la vicinanza che gli dimostrano finiscono per riconciliarlo con la realtà. “Mi sono spesso chiesto che cosa dia valore alla vita quando la sofferenza entra a far parte della nostra quotidianità. Possiamo davvero separare la nostra esistenza da quella degli altri? Le nostre scelte appartengono soltanto a noi, o lasciano tracce nel cuore e nella memoria di chi ci circonda?”, afferma Asgari nelle note di regia. “Vivendo in Iran, dove le difficoltà economiche, l’incertezza politica e l’ombra costante della guerra sono diventate parte della vita di ogni giorno, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura le une delle altre e a creare piccoli spazi di speranza. Forse – prosegue – ciò che ci permette di andare avanti non è l’assenza di sofferenza, ma sono quei legami invisibili che ci uniscono, la consapevolezza che le nostre vite sono profondamente intrecciate”. ‘Kami Nour’, conclude, “esplora il fragile confine tra la disperazione e le forze silenziose che ci tengono legati alla vita”. Infine, è anche il giorno di ‘Nino – Un film su Nino Rota’: il documentario di Walter Fasano, dedicato al compositore premio Oscar Nino Rota, in anteprima nella sezione Fuori Concorso – Venice Open. Il doc – con la voce narrante di Sting – ripercorre la vita e l’opera di Rota, dalle collaborazioni con Fellini, Visconti e Zeffirelli fino all’Oscar per ‘Il Padrino – Parte II’. 

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