ROMA – “E’ inquietante non sapere chi stia finanziando March and March”, il gruppo che in Sudafrica da aprile sta organizzando proteste contro gli immigrati irregolari: lo riporta all’agenzia Dire Liesl Louw-Vaudran, ricercatrice e analista sudafricana dell’International Crisis Group (Icg), secondo cui dietro le tensioni ci sono disoccupazione e disuguaglianze, ma pesano anche “disinformazione e fake news”, nonché “voci di “ingerenze straniere, tra cui Israele, per far perdere il partito African National Congress (Anc) alle elezioni locali di novembre”.
In Sudafrica i sentimenti di intolleranza e xenofobia “non sono un novità- riferisce la ricercatrice, che è anche consulente per l’Unione africana- a partire dalle violenze del 2008, quando ci furono 17 morti”. La crisi economica globale di quell’anno colpì il Paese duramente, innescando un declino che non si è fermato e oggi, nonostante il Pil in lieve rialzo e l’inflazione ferma al 3,2%, la disoccupazione tocca il 32%. Ma il Sudafrica resta un Paese ricco, dove “chi lavora può vivere molto bene, in stile europeo, direi”, commenta Louw-Vaudran, “perciò le persone sono frustrate da mancanza di reddito e disuguaglianze. Molti se la prendono coi migranti, convinti che gli portino via il lavoro oppure che accelerino il degrado dei servizi pubblici come scuola e sanità”, che a causa di decenni di incuria e corruzione, registra in effetti un crollo: “Ogni tanto restiamo senza acqua e luce”, conferma l’esperta, che risiede a Johannesburg.
Viene invece ignorato il fatto che gli stranieri residenti – ormai 4 milioni su una popolazione di 65 – negli anni abbiano contribuito a creare migliaia di imprese e posti di lavoro. Sono finiti anche loro – non solo i senza documenti – nel mirino di minacce, abusi e persino aggressioni con morti. Da aprile, March and March sostiene però di aver organizzato solo sit-in e iniziative per chiedere al governo una stretta sulla sicurezza. A inizio luglio poi ha definito “una vendetta” l’uccisione di uno dei suoi leader, AndileMvuyelwa Somgxada, a cui hanno sparato in casa.
Ma rispetto al 2008, “c’è un nuovo scenario- continua l’esponente dell’Icg- con gruppi come March and March che vengono sostenuti da partiti di opposizione. Lo fanno però solo a parole, perché sappiamo che non hanno fondi e nessuno riesce a scoprire da dove March and March prenda finanziamenti”. Il gruppo sostiene di fondarsi su donazioni e raccolte, ma per l’esperta non basta. “E’ inquietante- commenta- inoltre sembra chiaro che tutto questo sia orchestrato in vista delle elezioni amministrative di novembre”. La tesi è che questi movimenti porteranno voti all’opposizione, determinando la sconfitta a livello locale dell’Anc, lo storico partito di Nelson Mandela, che già nell’ultima tornata legislativa ha ottenuto una riconferma risicata che lo ha costretto a un’ampia, ma fragile, coalizione di governo.
IL PROBLEMA DELLE FAKE NEWS E “L’OMBRA” DELLE TENSIONI CON ISRAELE PER LA CAUSA ALL’ICJ
Inoltre, “circolano tantissime fake news sui migranti, come video raffiguranti violenze e questo sta danneggiando il Sudafrica a livello internazionale”. Anche il governo ha denunciato questa dinamica parlando di “pressioni esterne per isolarci”, ma alla domanda diretta se dietro ci sia Israele, “ha risposto di no- riferisce Louw-Vaudran. La ricercatrice continua: “Ha detto che non ci sono prove per affermarlo, ed è vero. Non ci sono prove. Io sono un’analista e non mi interesso ai complotti, tuttavia, molti sostengono questa ipotesi: il governo israeliano non fa che attaccare quello sudafricano, è furibondo per la causa alla Corte internazionale di giustizia”, l’Icj. Nel dicembre 2023, a pochi mesi dall’operazione su larga scala lanciata da Israele nella Striscia di Gaza dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, il governo di Cyril Ramaphosa ha denunciato Israele all’Icj per genocidio e, sebbene non si sia ancora arrivati alla sentenza, la Corte ha già adottato delle misure cautelari vincolanti che chiedono a Israele di “prevenire atti di genocidio” a partire dalla “fine degli ostacoli all’accesso degli aiuti umanitari”.
Con questa mossa, Pretoria ha anche compromesso le relazioni con gli Stati Uniti, i primi a condannare le iniziative della giustizia internazionale contro il governo di Benjamin Netanyahu. Inoltre, Louw-Vaudran ricorda “il misterioso arrivo di 153 palestinesi senza documenti di novembre scorso”. Lo stesso Ramaphosa intervenne chiedendo l’apertura di un’inchiesta, ma è stato il quotidiano israeliano Haaretz a riferire che la società responsabile del trasferimento dei 150 palestinesi, l’Al-Majd Europe, collaborerebbe con l’esercito israeliano per facilitare l’uscita di palestinesi dai Territori occupati, per essere ricollocati all’estero. Una dinamica in cui qualche analista intravede una sostituzione etnica a favore della popolazione israeliana.
Il sostegno che il governo sudafricano ha dimostrato verso la causa palestinese però, osserva l’esperta, “non porterà più voti all’Anc e alla sua alleanza democratica, perché è un sentimento molto radicato in Sudafrica e nella regione”. Secondo Louw-Vaudran, “la gente piuttosto valuterà lo stato dell’economia e dei servizi”. Il governo ha già messo un campo un piano che ha comportato 56mila rimpatri di irregolari, ma gli immigrati che puntano al Sudafrica “sono tanti, anche complice il fatto- conclude la ricercatrice- che l’Europa sta applicando sempre più restrizioni agli ingressi”.
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