Scandalo Wirecard: il governo tedesco rimuove il capo di Bafin

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AGI – Il capo dell’autorità di regolazione finanziaria tedesca, la Bafin (equivalente della Consob italiana) si è dimesso a seguito di un’operazione di revisione partita dopo lo spettacolare crollo del fornitore di pagamenti Wirecard: lo ha comunicato il ministro delle finanze Olaf Scholz. “Lo scandalo Wirecard ha rivelato che il regolatore finanziario tedesco ha bisogno di una riorganizzazione per adempiere al suo ruolo di supervisione in modo più efficace”, ha detto un comunicato del ministero.

Scholz ha ringraziato il capo della Bafin Felix Hufeld per gli otto anni di servizio e ha detto che il rinnovamento includerà “un nuovo inizio” al vertice dell’agenzia.

Si arricchisce così di un nuovo colpo di scena la vicenda dello scandalo che sta facendo tremare gli ambienti finanziari della Germania, e non solo. Proprio ieri la BaFin aveva fatto sapere di aver denunciato uno dei suoi dipendenti ai pubblici ministeri per sospetti di insider trading legati al crollo di Wirecard.
Il dipendente, che lavora nel dipartimento di supervisione dei titoli della BaFin, “ha venduto prodotti strutturati” basati sulle azioni Wirecard il 17 giugno dello scorso anno- E il giorno dopo, Wirecard ha ammesso di non essere in grado di rendere conto di 1,9 miliardi di euro (2,3 miliardi di dollari) di attività. Una settimana dopo, la società di pagamento ha presentato istanza di insolvenza.

In pratica, La BaFin ha riferito di aver scoperto il presunto caso di insider trading mentre esaminava le attività di borsa private dei suoi lavoratori dove il valore delle azioni Wirecard potrebbe aver avuto un impatto.
I lavoratori sono stati anche banditi dalle transazioni finanziarie speculative, compreso gli scambi a breve termine delle azioni. Il dipendente è stato sospeso e contro di lui è stato avviato un procedimento disciplinare.

Wirecard, con sede a Monaco, aveva iniziato elaborando pagamenti per la pornografia e il gioco d’azzardo, prima di diventare una stella della tecnologia finanziaria (o “fintech”). Le indagini preliminari hanno scoperto che Wirecard potrebbe aver truccato i suoi libri contabili già nel 2015.

L’improvviso crollo di Wirecard non solo ha messo l’azienda nei guai – ma ha danneggiato la credibilità della BaFin, che non è riuscita a rilevare la frode, e ha messo in discussione le azioni del governo del cancelliere tedesco Angela Merkel. Wirecard è accusata di frode, frode contabile, manipolazione del mercato e riciclaggio di denaro.
Cresce intanto la pressione politica sul ‘caso’. L’ex amministratore delegato di Wirecard, Markus Braun, ha negato qualsiasi illecito o conoscenza dei beni mancanti e testimoniando davanti a un’inchiesta parlamentare che indaga sullo scandalo, Braun ha puntato il dito contro l’ex direttore operativo della società, Jan Marsalek.

E nell’inchiesta non è escluso che vengano ascoltati anche il cancelliere Angela Merkel e il ministro delle finanze Olaf Scholz.

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