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Roma, in mostra le intuizioni di Dante Ferretti: qui c’è la mia vita

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Ai Musei di San Salvatore in Lauro, “Con i miei occhi”, fino a luglio

Roma, 15 apr. (askanews) – “C’è la mia vita qui”, dice Dante Ferretti, tre Premi Oscar per la scenografia, nove nomination, quattro Bafta, cinque David di Donatello, solo per citare alcuni dei successi di una carriera internazionale, con oltre 90 film.In mostra a Roma, dal 17 aprile al 19 luglio 2026, ai Musei di San Salvatore in Lauro, “Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia” (curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte), oltre quaranta opere tra bozzetti, studi pittorici e materiali originali che raccontano 60 anni di creazioni. Non solo bozzetti. È il cinema che si fa tale e che prende vita, rispondendo alla fantasia dei registi che lo hanno scelto, i più grandi.”Io ho cominciato il primo film che avevo 18 anni, era ‘Il Vangelo secondo Matteo’ di Pierpaolo Pasolini. È stato il primo film, facevo l’assistente però il mio capo non veniva mai. Allora Pasolini si rivolgeva sempre a me, infatti poi ho fatto tutti quanti i suoi film, fino a Salò, alla sua morte”, dice Ferretti.Disegni preparatori, ambienti, atmosfere, intuizioni: dalle scenografie felliniane come quelle per “E la nave va”, “Ginger e Fred”, “La voce della luna”, ai lavori americani: “L’età dell’Innocenza”, “Gangs of New York”, “Ritorno a Cold Mountain”, “Shutter Island”, “Intervista col vampiro”, “Casinò”; ai lavori da Oscar per “The Aviator”, “Sweeney Todd” e “Hugo Cabret”.”I bozzetti sono le costruzioni che poi ho fatto per la storia che si raccontava, per il film che si raccontava. Siccome ho lavorato, diciamo, con dei registi che non erano male, ho fatto nove film con Scorsese, sei con Fellini, otto con Pasolini, Petri, Ferreri, Cavani, Brian De Palma… Certo mi emoziona vedere questo, anche perché guardando intorno, ritorno indietro con la memoria”.E su Martin Scorsese, racconta: “Per me era un dramma lavorare con lui, io gli dicevo sempre, ‘Martin, per favore, vieni a vedere le scene….’ E lui mi rispondeva: ‘Dante ho girato fino adesso, sono stanco… Arrivava e diceva: ‘Great, great, thank you Dante, Insomma, con lui io facevo quello che volevo io e lui mi ringraziava sempre perché non se l’aspettava”.In mostra anche l’invito per una cerimonia degli Oscar. L’Academy ama lo scenografo italiano nato ad Ancona ma formatosi a Roma, così come sua moglie Francesca Lo Schiavo, che lavora con lui. “Prima faceva l’arredatrice di interni, un giorno mi ha detto: ma perché chiami gli altri? Non posso lavorare io con te? Dico, ma io posso lavorare con mia moglie?. Poi mi comanda lei…”! scherza il maestro.

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