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Pnrr, Bce: misure spesa possono alzare Pil Italia di 1,4% nel 2026

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Effetto NexGenEu su Pil eurozona positivo, ma rivisto al ribasso
Roma, 7 gen. (askanews) – L’attuazione delle misure di spesa del Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe assicurare all’Italia un Pil dell’1,4% più elevato nel 2026 e l’effetto positivo dovrebbe trascinarsi anche nei prossimi anni, con uno 0,7% in più in termini del Pil nel 2031, senza contare gli effetti delle riforme collegate al piano. Sono le previsioni della Banca centrale europea, che oggi ha pubblicato uno aggiornamento previsionale a quattro dal lancio di Next Generation Eu.
In generale, secondo l’istituzione di Francoforte il programma avrà un impatto positivo sui livelli di crescita dell’area euro sul lungo termine, mentre l’effetto sull’inflazione sarà relativamente contenuto. Tuttavia “l’impatto positivo dovrebbe materializzarsi più tardi di quanto inizialmente previsto ed è sottoposto a rischi al ribasso”, avverte la Bce. Un elemento chiave, si legge, è l’effettiva attuazione delle misure previste.
L’istituzione fornisce delle previsioni sull’eurozona, sull’Italia e sulla Spagna, i due paesi che hanno ottenuto il maggior quantitativo assoluto di fondi da questo programma. Data la difficoltà di effettuare stime, oltre al livello medio previsto la Bce fornisce anche delle forchette previsionali: per l’Italia l’effetto positivo di NextGenEu potrebbe variare tra l’1,9% e l’1,3% in termini di Pil nel 2026 e tra l’1,5% è lo 0,6% nel 2031.
Guardando all’area euro la Bce si attende che sulla base delle misure di spesa il Pil risulti aumentato dello 0,5% (forchetta 0,5-0,8) nel 2026 e dello 0,3% nel 2031 (forchetta 0,6-0,2). Aggiungendo gli effetti delle riforme il Pil dell’area dovrebbe risultare tra lo 0,4% e lo 0,9% più alto nel 2026 e tra lo 0,8% e l’1,2% nel 2031.
La Bce riporta che queste previsioni risultano più basse di quanto essa stessa aveva previsto nel corso di un esercizio effettuato a inizio 2022. “Questa revisione al ribasso riflette ampiamente i ritardi nell’attuazione dei Pnrr”, afferma lo studio. Ritardi che a loro volta derivano prevalentemente da difficoltà burocratiche e amministrative e dalle ripercussioni dello shock sui prezzi dell’energia, seguito alla guerra tra Russia e Ucraina.

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