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Morgan, Angelica Schiatti esce dalla giustizia riparativa: “Si tutela più l’imputato che la vittima”

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ROMA – Angelica Schiatti è uscita dal programma di giustizia riparativa chiesto dall’ex Morgan e dai suoi legali lo scorso 13 settembre. A riportare la notizia è il quotidiano La Repubblica. Il cantautore è stato denunciato per stalking e diffamazione nel 2020. All’indomani dell’ultima udienza al Tribunale di Lecco che si è conclusa con l’ennesimo rinvio, la cantautrice ha, così, deciso di non partecipare più agli incontri.

E la delusione è il primo sentimento in questa vicenda, come fa sapere la sua avvocata Maria Nirta: “Uno strumento per perdere tempo prima di cominciare un processo, come se questi cinque anni non fossero già abbastanza e come se mi si volesse portare allo sfinimento”. Da definizione giuridica, la giustizia riparativa è “una forma di risoluzione del conflitto, complementare al processo, basata sull’ascolto e sul riconoscimento dell’altro con l’aiuto di un terzo imparziale chiamato ‘mediatore'”.

“ENNESIMA DELUSIONE DI UN SISTEMA CHE HA SEMPRE TUTELATO PIÙ L’IMPUTATO CHE LA VITTIMA”

Nirta precisa che la sua assistita e Morgan “hanno partecipato a tre incontri presso il centro di giustizia riparativa in sessioni separate, non si sono mai incontrati. Di questo l’istituto ha sempre avuto molta cura, fissando gli appuntamenti in giorni diversi e accertandosi che non avvenga un incontro tra i due”. L’avvocata aggiunge che Angelica “sta vivendo un momento di particolare sconforto. Ieri era distrutta”. E ribadisce: “Un percorso di giustizia riparativa non deve assolutamente interrompere l’iter processuale”. L’avvocata, poi, riporta le parole dell’artista che spiega come in questi “lunghissimi anni non è stato fatto niente a mia tutela, l’ennesima delusione di un sistema che ha sempre tutelato più l’imputato della vittima”.

“L’ITALIA NON È UN PAESE PER DONNE”

Ieri, ripubblicando il post di La Repubblica sulle motivazioni della sentenza sul femminicidio di Giulia Cecchettin, Angelica ha sottolineato: “L’Italia non è un paese per donne”.

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