Utilizzata per la diagnostica preventiva non invasiva
Un dispositivo sviluppato per gli screening pre-missione spaziali viene ora impiegato per diagnostica civile non invasiva. Niente radiazioni, niente prelievi: basta un manipolo tenuto in mano per un minuto.
Sessanta secondi. Tanto dura lo screening che un ambulatorio di Cagliari propone ai pazienti utilizzando un macchinario nato per controllare la salute degli astronauti prima del lancio. Il paziente stringe un manipolo, il dispositivo si sincronizza con le frequenze elettromagnetiche corporee e restituisce – senza radiazioni, senza aghi, senza liquido di contrasto – una mappa dello stato degli organi, dei livelli vitaminici, degli oligoelementi, della eventuale presenza di metalli pesanti. «Noi siamo gli unici in Italia a fare la Diagnostica spaziale» rivendica Costantino Mazzanobile D’Aragona, il medico che gestisce l’ambulatorio.
Il manipolo è classificato come dispositivo medico secondo il Regolamento europeo 2017/745. Il principio utilizzato è molto semplice nella formulazione: dove c’è uno squilibrio nelle frequenze elettromagnetiche, il sistema lo segnala. «Un macchinario dello spazio che usano gli astronauti prima di andare in missione spaziale» precisa Mazzanobile D’Aragona, che racconta di ricevere pazienti – soprattutto portatori di pacemaker o valvole cardiache, impossibilitati a sottoporsi a esami radiologici tradizionali.
Poi ci sono i casi clinici. Tre mesi fa una ragazza di ventisei anni si è presentata con valori completamente alterati. Lo screening ha indicato un’intossicazione da arsenico, piombo e cadmio: causa probabile, il consumo prolungato di alimenti con pesticidi. Un’altra paziente – mandata direttamente dal medico di base – aveva nel sangue tracce di tallio, veleno potenzialmente letale. «Questa macchina è importante perché oltre a farmi vedere gli organi mi fa vedere anche la presenza di pesticidi e la presenza di metalli pesanti» rilancia il medico.
La questione contaminazione alimentare.
Mazzanobile D’Aragona cita dati che attribuisce a tabelle del Ministero della Salute sul contenuto di arsenico nelle acque minerali in commercio, dai 2.200 microgrammi per litro ai 5.220. Numeri che, se confermati, aprirebbero interrogativi pesanti sui limiti di esposizione cronica. Un quarantenne che beveva quattro litri e mezzo di minerale al giorno non riusciva più ad articolare le dita delle mani. Sintomo compatibile con accumulo di arsenico nell’organismo.
E le cure? La risposta terapeutica proposta si basa su prodotti naturali classificati come dispositivi medici. La zeolite – pietra vulcanica macinata – viene utilizzata come chelante per rimuovere i metalli pesanti. «È un dispositivo medico, un presidio sanitario usato negli ospedali, riconosciuto dal Ministero della Sanità» taglia corto Mazzanobile D’Aragona. Il protocollo prevede cicli di somministrazione, monitorati con il dispositivo diagnostico.
L’ambulatorio impiega anche colloidali – argento, ferro, oro – classificati come dispositivi medici di classe 2 per uso interno. L’argento colloidale viene descritto come antimicrobico ad ampio spettro, capace di soffocare la catena enzimatica di funghi, virus e batteri alla concentrazione massima disponibile di 40 PPM, quaranta particelle per milione di soluzione. Il medico riferisce che il Dipartimento della Difesa americano avrebbe condotto studi sulle nanoparticelle d’argento in relazione al virus Ebola.
Il mercato della diagnostica non invasiva si sta espandendo, alimentato dalla convergenza tra tecnologie aerospaziali, intelligenza artificiale e sensori sempre più sofisticati. Applicazioni civili che fino a pochi anni fa erano impensabili fuori da contesti militari. «È una macchina che non emette alcun raggio, è praticamente non invasiva» ammette Mazzanobile D’Aragona. La vera sfida – per la medicina preventiva italiana, e non solo – resta produrre evidenze cliniche robuste e ottenere dalle autorità regolatorie una valutazione con lo stesso rigore riservato ai dispositivi diagnostici convenzionali. Trasformare una promessa tecnologica in un protocollo validato e accessibile su scala nazionale. Questo il nodo irrisolto.


