La missione del ministero della Transizione ecologica spiegata da Cingolani

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AGI – L’azione del ministero per la Transizione ecologica sarà finalizzata su tre distinti focus: “la tutela della natura, del territorio e del mare; la transizione ecologica; la interdipendenza della sfida climatica e di quella energetica”. Lo ha spiegato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in audizione presso le commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive della Camera e Industria e Ambiente del Senato sulle linee programmatiche del suo ministero.

“La nuova missione del ministero – ha evidenziato – è quindi una missione che integra e permea gli aspetti di protezione ambientale nella prospettiva dello sviluppo sostenibile e della suddetta transizione ecologica”. Inoltre, ha proseguito, “la strutturazione delle competenze del ministero dovrà esprimere quindi la complementarità e l’interconnessione tra i temi della tutela ambientale, della salvaguardia del clima, dell’energia e dello sviluppo sostenibile”.

Il ministero della Transizione ecologica perseguirà le politiche ambientali, nella consapevolezza che, nell’era in cui viviamo, dobbiamo fronteggiare anche un debito ambientale, non solo un debito economico”, ha detto ancora il ministro. “Siamo già gravati da un debito ambientale contratto nei passati decenni, il cui montante sarà sempre più faticoso recuperare, se non agiamo per tempo”.

La macchina amministrativa del ministero della Transizione ecologica “necessita di un potenziamento sotto i profili delle risorse umane, soprattutto con competenze tecniche ed esperienza internazionale, e della dotazione tecnologica, ha spiegato poi.

Per quanto riguarda il rafforzamento delle risorse umane, ha detto Cingolani, “proseguiranno le procedure concorsuali in essere – rallentate a causa della pandemia – che prevedono l’acquisizione di funzionari tecnici, funzionari esperti di cooperazione internazionale, funzionari amministrativi e dirigenti. Contestualmente, sarà avviato un piano di digitalizzazione integrato adeguato alle funzioni e al complesso di attività del nuovo assetto organizzativo”.

Sul fronte del recovery, Cingolani ha poi osservato: “La governance del Pnrr rappresenta un fattore critico. In un momento in cui si realizza uno straordinario sforzo di ricostruzione, il Paese deve disporre di un sistema di procedure autorizzative che elevi drasticamente i risultati realizzativi dei progetti di intervento pubblico e incentivi e semplifichi l’intervento e il partenariato privato”.

Secondo il ministro, “il ‘modello Genova’ rappresenta un esempio di governance virtuosa e di capacità di esprimere le energie più generose e le professionalità più elevate nei momenti di difficoltà. Non è l’unico, certamente, ma avremo bisogno delle migliori competenze amministrative per garantire, oltre alla ovvia e imprescindibile trasparenza e correttezza, l’altrettanto irrinunciabile efficacia e rispetto dei tempi dettati dall’agenda europea e dal senso del dovere rispetto alle future generazioni.

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