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La Corte europea dei diritti dell’uomo: “Testimoni di Geova discriminati in Italia”

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ROMA – Il Centro Studi LIREC denuncia, fin dalla sua fondazione nel 2017, la discriminazione in atto nel nostro paese contro la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, la cui Intesa è ferma da decenni dopo essere stata firmata da tre diversi Presidenti del Consiglio. Finalmente la CEDU, dopo dieci anni, l’11 giugno 2026, ha riconosciuto la grave discriminazione contro questa confessione religiosa che non è motivata da alcuna “giustificazione oggettiva e ragionevole”.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che l’Italia ha discriminato i Testimoni di Geova impedendo per oltre quarant’anni la conclusione dell’Intesa prevista dall’art. 8 della Costituzione. L’importanza di questa decisione sta in quello che la Corte stabilisce a proposito della discriminazione che l’Italia ha messo in atto ai danni dei Testimoni di Geova rispetto alle altre confessioni religiose che hanno ottenuto l’Intesa. Tale discriminazione è evidente soprattutto per l’accesso al sistema di finanziamento pubblico dell’otto per mille. Inoltre, finalmente la Corte solleva il problema della procedura per ottenere le Intese in Italia che deve essere riformata per garantire criteri chiari e non discriminatori.

In sintesi, la Corte ha accusato il governo italiano di due violazioni gravi: discriminazione religiosa: art. 14 (divieto di discriminazione), in combinato con l’art. 9 (libertà religiosa) e con violazione dei diritti patrimoniali (art. 1 Prot. 1):

• La Corte ha riconosciuto che i TdG si trovano in una situazione comparabile alle altre confessioni che hanno ottenuto l’Intesa.

• L’Italia non ha fornito alcuna giustificazione oggettiva e ragionevole per il blocco dell’Intesa. • Le motivazioni addotte (trasfusioni, obiezione di coscienza, voto) sono state giudicate irrilevanti o non provate.

• La procedura italiana per le Intese è risultata priva di criteri, tempi, motivazioni e rimedi, creando un rischio strutturale di arbitrarietà.

• L’esclusione dall’otto per mille è stata riconosciuta come lesiva di un bene patrimoniale tutelato dalla Convenzione. Conseguenze

• L’Italia deve pagare alla Congregazione: 10.000 € per danno morale e 8.000 € per spese legali.

• La Corte non impone allo Stato di firmare l’Intesa, ma stabilisce che non può più mantenere l’attuale sistema discriminatorio. 
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