ROMA – “L’attacco congiunto da parte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran non è soltanto un’operazione militare, ma la formalizzazione di un nuovo ordine decisionale. Da mesi era evidente che Washington non si sentisse più vincolata alle regole economiche multilaterali: dazi introdotti e rimodulati unilateralmente, uso estensivo delle sanzioni, ridefinizione selettiva delle alleanze. Ora il salto riguarda anche il piano militare”. E’ l’analisi di Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A., nel nuovo appuntamento della sua rubrica con l’agenzia Dire, curata da Angelica Bianco.
LIVOLSI: “LA CASA BIANCA HA AGGIRATO LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI E MARGINALIZZATO IL CONGRESSO”
“Per annientare il regime degli ayatollah- spiega- la Casa Bianca ha aggirato le istituzioni internazionali e marginalizzato il Congresso. La legittimità, secondo Donald Trump, non è più ancorata al quadro multilaterale, ma alla valutazione discrezionale della ‘condotta’ degli Stati coinvolti. È un passaggio di sistema: da regole condivise a decisioni unilaterali. L’Europa appare strutturalmente esposta. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz, il petrolio ha superato i 120 dollari al barile, mentre gli operatori hanno iniziato a prezzare il rischio di un conflitto prolungato nel Golfo. Non c’è da sorprendersi: da quel passaggio transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota analoga del gas naturale liquefatto. Il G7 valuta il rilascio di riserve strategiche, mentre Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti cercano di attivare rotte energetiche alternative”.
LIVOLSI: ITALIA “SENSIBILE A COSTI ENERGETICI E VOLATILITÀ DELLE MATERIE PRIME”
“Per l’area euro, dove l’inflazione è rientrata sotto al 2%, un nuovo shock energetico rischia di riaprire pressioni sui prezzi e comprimere ulteriormente una crescita già fragile- continua Livolsi- Per parte sua, l’Italia, con un’industria che pesa ancora in modo rilevante sul PIL e un surplus commerciale superiore ai 50 miliardi, è particolarmente sensibile ai costi energetici e alla volatilità delle materie prime. Ogni aumento strutturale del prezzo dell’energia si traduce in perdita di competitività manifatturiera. Il problema non è congiunturale, ma strutturale. L’Ue ha costruito la propria legittimazione sulla regolazione e sull’integrazione commerciale, strumenti adatti a un ordine multilaterale stabile. In un contesto di competizione tra potenze, tuttavia, queste leve non bastano. Senza una base energetica sicura, senza coordinamento nella difesa e senza un mercato dei capitali realmente integrato, l’Europa non dispone dei mezzi necessari per sostenere investimenti strategici di lungo periodo”.
LIVOLSI: “LA DISPERSIONE DELLE RISORSE EQUIVALE A PERDITA DI RILEVANZA”
“Le conseguenze sono innanzitutto economiche. La frammentazione della spesa militare e industriale riduce le economie di scala, aumenta il costo del capitale e limita la capacità di innovazione. Se ogni Stato procede autonomamente, gli squilibri interni si ampliano e la competitività complessiva si indebolisce. In un mondo dominato dall’hard power- conclude- la dispersione delle risorse equivale a perdita di rilevanza”.
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