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IIC Londra, Ippica come cultura e sviluppo: focus tra Italia e Gb

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Roma, 10 lug. (askanews) – Una riflessione sull’ippica in Italia e nel Regno Unito e sul ruolo del cavallo inteso non solo come “animale che corre” ma come essere vivente che va tutelato dall’inizio alla fine della sua vita e che, con l’ippoterapia, puà offrire un grande contributo nella lotta alle dipendenze ed al disagio mentale. All’Istituto Italiano di Cultura di Londra si sono confrontati con il direttore generale per l’Ippica del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Remo Chiodi gli esponenti più importanti dell’ippica britannica: un settore che oltre Manica, al di la dell’essere un fenomeno di costume con eventi social del calibro di Ascot, genera circa 85.000 posti di lavoro, produce lo 0,3% del PIL (5-6 miliardi di sterline all’anno) e porta nelle casse dello Stato £1-1,2 miliardi all’anno in entrate fiscali, tra tasse dirette (scommesse, reddito) e indirette (IVA, tasse societarie). Numeri enormi rispetto al settore in Italia, che è stato definito nell’incontro lo “sleeping giant”, il gigante dormiente dell’ippica mondiale.

Tuttavia, ribadisce Chiodi, “nel nostro Paese, grazie alla volontà del Ministro Lollobrigida e del Sottosegretario La Pietra, è partita un’azione di profondo rinnovamento e rilancio del comparto ippico, anche attraverso azioni di promozione e riposizionamento in sede internazionale e un nuovo brand, “Grande ippica italiana”, che punta a valorizzare le grandi eccellenze ippiche italiane, guardando al cavallo come atleta ma anche come elemento di cultura, di valorizzazione del territorio, di sostenibilità, di inclusione sociale, quale attore cardine nella riabilitazione di disabilità ed anche soggetto di temi artistici”.

Un impegno apprezzato da Brant Dunshea, CEO della potentissima British Horseracing Authority, e Paull Khan della European and Mediterranean Horseracing Federation, che hanno racccontato la storia di un modello di successo che, secondo il direttore Francesco Bongarrà, “può e deve essere replicato culturalmente ed economicamente in Italia”. “Nella consapevolezza – ha sottolineato Dunshea – che tutto passa innanztitutto dal rispetto dell’animale”. E da Londra Chiodi propone: “L’UNESCO riconosca il contributo del cavallo alla civiltà umana attraverso l’iscrizione del rapporto tra uomo e cavallo nella lista del patrimonio culturale immateriale mondiale”.

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