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Flexis, de Meo: vogliamo diventare la Tesla dei veicoli commerciali

AttualitàFlexis, de Meo: vogliamo diventare la Tesla dei veicoli commerciali

In Ue servono questo tipo di alleanze per affrontare Green Deal

Milano, 3 apr. (askanews) – Sarà costruito su una piattaforma o “skateboard” nativa per Bev, altamente modulabile e personalizzabile con architettura a 800 Volt per ricariche rapide, due tagli di batterie e una manovrabilità da city car. E’ il veicolo commerciale o “stepping van” basato su software o Software Defined Vehicle (Sdv), che sarà prodotto a partire dal 2026 nello stabilimento Renault di Sandouville in Francia da Flexis, la joint venture fra Volvo e Renault che punta ad aggredire un mercato atteso in crescita del 40% l’anno fino al 2030. Flexis ha come obiettivo l’integrazione fra veicoli e software per recuperare efficienza: ogni 30 secondi risparmiati si traducono in +1% di profittabilità per le aziende della logistica. Il software sarà progettato da Google su sistema Android e sarà integrabile con i software gestionali delle aziende.

Nella joint venture tra Renault e Volvo, che controlla anche la partnership con il gruppo francese nei veicoli medi e pesanti creata nel 2018, i due gruppi investiranno 300 milioni di euro ciascuno nei prossimi tre anni. Al progetto partecipa anche la società di trasporti marittimi e logistica francese Cma Cgm, che investirà 120 milioni di euro attraverso il proprio fondo Pulse da 1,5 miliardi, creato per finanziare la decarbonizzazione. Cma Cgm riceverà nel 2026 1.500 furgoni elettrici di Flexis.

“E’ un progetto rivoluzionario, con un prodotto rivoluzionario. Puntiamo a diventare la Tesla dei veicoli commerciali. Produrremo una famiglia di van altamente personalizzabili, nello stabilimento Sandouville in Francia dove abbiamo tanta capacità e competenze, perché gli Lcv sono complessi da produrre”, ha detto il Ceo di Renault, Luca de Meo durante una conferenza stampa in streaming. Quanto al nome dell’Lcv de Meo ha detto che “Flexis è il nome dell’azienda, non è detto che sarà il nome del furgone. Pensiamo a un prodotto “white label” estremamente personalizzabile magari anche nel nome”.

“Il clima non può attendere. La logistica è strategica per l’economia globale, ma deve diventare molto più sostenibile. Con Flexis creiamo un modello operativo molto interessante che abbina agilità e velocità con scala e volumi. Il software defined vehicle consentirà di fornire una personalizzazione totale, facendo comunque scala e generando profitti”, ha detto il presidente e Ceo di Volvo, Martin Lundstedt.

“Per noi la decarbonizzazione è strategica. Abbiamo l’obiettivo di diventare carbon neutral nel 2050. Il furgone di Flexis ci permettera di circolare in città a zero emissioni ed è un ottimo risultato”, ha detto Rodolphe Saadé, presidente e Ceo di Cma Cgm.

Flexis è aperta a nuovi soci, fra cui le ipotesi di Nissan e Michelin, e a partnerhip. “Siamo alla ricerca di partner in grado di portare un contributo al progetto: non è una questione di soldi, ma di condivisione di competenze. Il progetto è aperto, il prodotto è una scusa. L’Europa ha bisogno di questo tipo alleanze per affrontare le sfide del Green Deal e dimostrare la capacità di essere disruptive”, ha detto de Meo.

Quanto al prezzo, lo stepping van “sarà più costoso di un Traffic diesel. Ma il Traffic diesel potrebbe non entrare nelle città fra 10 anni. Abbiamo già almeno 35 zone a zero emissioni in programma in Europa”, ha precisato il numero uno di Renault.

Ma il punto, ha continuato de Meo, non è il costo del prodotto ma il modello di business. “Con Flexis offriamo una Tco (costo totale di acquisto e gestione) del 20-30% più bassa, grazie all’integrazione di software e servizi. I clienti non guardano al costo del leasing del prodotto, ma al costo di utilizzo. E qui possiamo essere radicalmente competitivi. Con un risparmio del 30% dei costi totali, pari a circa 100-120 mila euro per veicolo, i clienti praticamente acquisteranno il mezzo gratis”.

Quanto ai margini di Flexis “non darò indicazioni, ma posso dire che non avremmo creato questo progetto se non fosse profittevole. Non sarà diluitivo per nessuno dei partner, altrimenti non li avrei convinti. E’ un progetto sano, abbiamo la cassa per crescere”.

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