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Cosa sono i 14 miliardi per l’energia fuori dal Patto di Stabilità? Come funziona la mossa UE che protegge l’Italia

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ROMA – Una svolta cruciale per i conti pubblici italiani arriva direttamente da Bruxelles. A margine delle attesissime Raccomandazioni ai Paesi membri, la Commissione Europea ha formalizzato la proposta di estendere i criteri di favore della spesa per la difesa anche al settore dell’energia. Una mossa strategica che punta a mettere al sicuro investimenti chiave (il cui valore stimato si aggira attorno ai 14 miliardi di euro), offrendo al governo italiano lo spazio di manovra necessario per proteggere il tessuto produttivo senza lo spettro di sanzioni europee.

PERCHÉ SI PARLA DI 14 MILIARDI?

Il nuovo Patto di Stabilità europeo si basa sulla NEC (Net Expenditure Ceiling), ovvero la traiettoria di spesa netta che ogni Stato non può superare. In pratica, l’Europa fissa un “tetto” massimo a quanto un Paese può spendere ogni anno per evitare che il debito pubblico vada fuori controllo.

Tuttavia, esistono delle clausole di salvaguardia (o fattori rilevanti): l’Europa riconosce che alcune spese sono così importanti da meritare un’eccezione. Fino a ieri, questo “scudo” speciale che permetteva di spendere oltre i tetti senza essere penalizzati era garantito quasi esclusivamente agli investimenti per la difesa e la sicurezza.

L’Italia ha insistito per mesi per ottenere lo stesso trattamento per la transizione energetica e le infrastrutture collegate. Il via libera di oggi permette di applicare questa flessibilità a una dote finanziaria imponente, quantificabile in circa 14 miliardi di euro. Significa che lo Stato potrà spendere questi miliardi per l’energia senza che il deficit italiano venga considerato “fuorilegge” da Bruxelles.

IL COMMENTO DI GIORGETTI: “LAVORO SERIO E RISERVATO”

Il semaforo verde della Commissione Europea ha incassato l’immediata e forte soddisfazione del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che ha rivendicato il successo della linea diplomatica italiana:

“Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”.

Il titolare del Mef ha poi spiegato che l’esecutivo è pronto a tradurre questo spazio fiscale in aiuti concreti non appena l’Eurocamera e la Commissione avranno limato i dettagli tecnici: “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie”.

Nelle conclusioni della sua nota, Giorgetti ha tenuto a sottolineare come Bruxelles abbia implicitamente promosso l’approccio prudente fin qui mantenuto dal governo nella gestione del bilancio dello Stato: “Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche degli indicatori contenuti nelle raccomandazioni della commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana”.
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