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Caldo estremo verso il picco: giovedì 15 città da bollino rosso. Anbi: “L’Italia prima in Europa per decessi”

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ROMA – L’Italia-entra nel vivo della terza ondata di calore dell’anno: tra oggi e giovedì, 16 luglio, si prevede un’impennata del numero delle città da “bollino rosso”. Il ministero della Salute ha infatti aggiornato il bollettino delle ondate di calore che monitora 27 località e capoluoghi. Oggi, martedì 14 luglio, le città italiane travolte dall’ondata di calore – e a maggior rischio per la salute dei cittadini- sono ‘solo’ 4: Perugia, Firenze, Torino e Brescia. Il numero salirà a 7 domani, mercoledì 15 luglio, per superare il raddoppio giovedì, 16 luglio, quando le città con il livello di rischio più alto per la salute per tutta la popolazione salgono a 15. Così tra 24 ore le città più calde- con temperature che sfioreranno e sforeranno, in alcuni casi, i 40 gradi- saranno Bologna, Brescia, Firenze, Frosinone, Perugia, Roma, Torino. Mentre giovedì all’elenco si aggiungono anche Cagliari, Campobasso, Genova, Latina, Palermo, Pescara, Rieti e Viterbo.

CALDO KILLER, ANBI: “L’ITALIA , IL PAESE CON PIÙ DECESSI COLLEGABILI”

L’anticiclone africano stringe quindi la sua presa in queste ore e per i prossimi due giorni nelle città del Belpaese., mentre l’Anbi, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, lancia l’allarme. “Se il bacino mediterraneo è l’hotspot della crisi climatica, l’Italia è il Paese con il maggior numero di decessi collegabili al caldo estremo” (circa 10.000 all’anno; fonte: Joint Research Centre Ue). È la fosca previsione di Anbi, in vista della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, indicando anche che “il tasso di mortalità quantomeno raddoppierà entro il 2040 a fronte di un incremento medio di 3 gradi nella temperatura” (fonte: Radarmeteo/Hypermeteo).

TRA I PAESI PIÙ ESPOSTI AD EVENTI METEO ESTREMI E LETALI, ECCO PERCHÈ

“Tale dato assume ulteriore significato, se consideriamo l’esposizione agli eventi meteorologici estremi, cresciuta nel recente trentennio sia in termini economici che in perdite di vite umane: secondo il Climate Risk Index di Germanwatch, Francia ed Italia sono davanti agli U.S.A., nonostante i tifoni e le disastrose alluvioni, che caratterizzano quel Paese”, evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.Analizzando i dati, si evidenzia la letalità degli eventi, che colpiscono l’Italia, perché le ondate di calore estremo come quelle, che sono annunciate, incidono su un territorio con un’alta densità abitativa e la cui morfologia è complessa, avendo solo il 23% di pianura, dove vivono circa 47 milioni di persone.

LE SOLUZIONI POSSIBILI: STOP ALL’ESODO DELLE AREE INTERNE E ALLA CEMENTIFICAZIONE

“Questo dato conferma l’urgenza di bloccare l’esodo dalle aree interne, perché non solo accentua il rischio idrogeologico per la ridotta manutenzione delle zone a monte ma, aumentando la pressione antropica, incrementa il rischio lungo le coste. Per invertire la tendenza- indica Francesco Vincenzi, presidente di Anbi- bisogna mantenere i servizi essenziali anche nelle zone marginali, ad iniziare dalla disponibilità idrica: la realizzazione del Piano Invasi Multifunzionali può diventare volano di nuove opportunità occupazionali; noi ne calcoliamo almeno 30.000. C’è una seconda questione di fronte all’incremento delle temperature: si chiama cementificazione del territorio e Milano è tra le città europee con il più alto numero di decessi attribuibili al caldo eccessivo. Per onorare davvero la memoria di tali vittime sarebbe significativo riavviare l’iter procedurale per arrivare ad una legge contro l’eccessivo consumo di suolo, la cui prima proposta risale ormai a 13 anni fa ed oggi è dispersa nei meandri parlamentari. La resilienza alla crisi climatica non può prescindere dalla cultura del territorio, ma non c’è cultura in un Paese, dove si continuano ad abbandonare 10.000 metri quadrati all’ora”.
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