Berlusconi tira fuori l’elenco e convince Meloni e Salvini

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ROMA – Adesso Berlusconi è ufficialmente in corsa per la poltrona più prestigiosa del Paese, quella di Presidente della Repubblica. Come da prassi, visto che non ci si candida personalmente, sono la Lega di Matteo Salvini, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Forza Italia e gli altri partitini del Centrodestra che lo invitano a sciogliere la riserva (vien da ridere, ndr) indicandolo come loro candidato al Quirinale. La decisione è arrivata alla fine del vertice del Centrodestra che si è svolto oggi a Roma dove, soprattutto su insistenza di Giorgia Meloni, Berlusconi era stato invitato a tirar fuori l’elenco con nome e cognome dei voti in più da lui conquistati in questi mesi. Evidentemente ha usato argomenti convincenti: secondo indiscrezioni il Cavaliere ha anche tirato fuori un numero, ovvero 493 voti. E Salvini e Meloni hanno firmato il patto, che recita: “Il nuovo Presidente della Repubblica deve garantire l’autorevolezza, l’equilibrio, il prestigio internazionale di chi ha la responsabilità di rappresentare l’unità della Nazione. Alla luce di queste considerazioni il centro-destra, che rappresenta la maggioranza relativa nell’assemblea chiamata ad eleggere il nuovo Capo dello Stato, ha il diritto e il dovere di proporre la candidatura al massimo vertice delle Istituzioni”. Per questo i leader della coalizione, prosegue l’accordo firmato “hanno convenuto che Silvio Berlusconi sia la figura adatta a ricoprire in questo frangente difficile l’Alta Carica con l’autorevolezza e l’esperienza che il Paese merita e che gli italiani si attendono. Gli chiedono pertanto di sciogliere in senso favorevole la riserva fin qui mantenuta”. Su questa indicazione, le forze politiche del centro-destra “lavoreranno per trovare le più ampie convergenze in Parlamento e chiedono altresì ai Presidenti di Camera e Senato di assumere tutte le iniziative atte a garantire per tutti i 1.009 grandi elettori l’esercizio del diritto costituzionale al voto”.

La palla ora passa al Centrosinistra, che fino all’ultimo ha insistito sul trovare un candidato non divisivo da votare a stragrande maggioranza. Domani il segretario Dem, Enrico Letta, alla direzione del partito presenterà la sua proposta che, con Berlusconi in campo e già bocciato quando era una mera ipotesi, si dovrà per forza indirizzare verso Mario Draghi, che una volta fallito il tentativo di Berlusconi alle prime votazioni risulterà essere l’unico in grado di essere eletto a grande maggioranza. “Berlusconi per il Quirinale è una proposta irricevibile, irresponsabile, provocatoria” taglia corto il deputato Pd Matteo Orfini, mentre il popolo Viola chiama alla rivolta: “Sembra di vivere un brutto film già visto, con il Cavaliere Nero come protagonista, ma noi non ci stiamo, dobbiamo reagire, per questo torneremo in piazza il 25 gennaio dalle 15, probabilmente in piazza Santi Apostoli” fanno sapere Gianfranco Mascia e Adele Palazzo del coordinamento del popolo Viola all’annuncio della richiesta del centrodestra per la candidatura di Berlusconi alla Presidenza della Repubblica. “Lanciamo un appello a tutte le forze democratiche, alle assocciazioni, ai partiti a tutte le personalità e le cittadine e i cittadini a partecipare con noi a questa iniziativa che abbiamo deciso di organizzare il secondo giorno delle votaziani, una volta che avremo constatato che il peggiore incubo che possa capitare alla democrazia italiana sia davvero accaduto: il nome di chi è indegno di rappresentare tutti gli italiani e, soprattutto, tutte le italiane declamato dal Presidente della Camera Fico durante lo spoglio per l’elezione del Presidente della Repubblica” concludono Mascia e Palazzo.

In campo anche gli scommettitori: la possibilità di vedere il Cavaliere al Quirinale è ora a 7 rispetto al 15 offerto la scorsa settimana dai betting analyst internazionali. Per il bookmaker inglese Ladbrokes rimane favorito il Premier, Mario Draghi, proposto a 1,50. Dietro Berlusconi, si gioca a 9 la conferma di Sergio Mattarella, con la Ministra della Giustizia Marta Cartabia offerta a 11. Vale 15 volte la posta invece Pier Ferdinando Casini, mentre sale a 17 il presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. Più attardato il Commissario europeo per gli affari economici, Paolo Gentiloni a 26 e l’ex premier Giuliano Amato, ultimo a 51.

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