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Auto: flotte aziendali sempre più elettriche, ma dati poco usati

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Milano, 9 giu. (askanews) – Le flotte aziendali italiane accelerano sulla transizione energetica, ma restano indietro sull’utilizzo dei dati generati dai veicoli connessi. Quasi nove aziende su dieci, l’89%, hanno già introdotto veicoli elettrici o ibridi plug-in nella propria flotta, ma solo il 27% utilizza i dati attraverso sistemi telematici avanzati.

È la fotografia che emerge dalla ricerca presentata durante “Drive the Change: Fleet & Mobility Management”, la due giorni organizzata da LabSumo e dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, con il patrocinio di Aniasa, Best Mobility e Unrae.

L’elettrificazione appare ormai avviata, anche se il 64% del parco aziendale è ancora alimentato da motori tradizionali, benzina o diesel. Il 73% delle aziende prevede di aumentare ulteriormente la quota di veicoli Bev e Phev nei prossimi dodici mesi, mentre sette organizzazioni su dieci puntano a integrare nuovi mezzi alla spina entro il 2027. A spingere la transizione sono soprattutto le nuove aliquote sui fringe benefit, indicate dal 70% dei rispondenti, la volontà di ridurre l’impatto ambientale, citata dal 61%, e il miglioramento della reputazione aziendale, indicato dal 51%.

Restano però diversi ostacoli. La limitata autonomia delle batterie è il principale elemento di preoccupazione per il 55% delle aziende, seguita dall’insufficienza delle infrastrutture pubbliche di ricarica, indicata dal 47%, e dalla loro distribuzione non uniforme sul territorio, segnalata dal 68%. Pesano anche l’aumento dei costi energetici, i tempi di ricarica ancora lunghi e l’indisponibilità delle colonnine perché occupate o fuori servizio.

“La gestione delle flotte aziendali sta vivendo una fase di profonda trasformazione, alimentata dai dati generati dai veicoli connessi, dalla crescente digitalizzazione e dalla transizione verso le motorizzazioni elettriche e ibride”, ha commentato Federico Antonio Di Paola, presidente di Best Mobility. In questo scenario, ha aggiunto, il mobility management “amplia la prospettiva dal veicolo alla persona” e punta a una mobilità aziendale più efficiente, sostenibile e integrata.

Sul fronte digitale, la connettività resta una delle principali sfide aperte. Tra le funzionalità smart più diffuse figurano i sistemi Adas, presenti nel 61% dei casi, i sistemi di infotainment al 57%, la gestione remota dei veicoli, la navigazione aggiornata in tempo reale e le piattaforme di manutenzione e diagnostica al 39%. Le aziende che investono nella connessione dei veicoli lo fanno soprattutto per aumentare la sicurezza dei dipendenti, ottimizzare consumi energetici e carburante e sviluppare servizi di manutenzione predittiva. Tuttavia solo il 30% delle organizzazioni riesce oggi a trasformare i dati raccolti in informazioni davvero utilizzabili a supporto delle decisioni.

Anche l’intelligenza artificiale inizia a entrare nella gestione delle flotte: il 20% delle aziende ha già introdotto soluzioni specifiche o ne sta valutando l’implementazione, mentre un ulteriore 30% prevede investimenti entro i prossimi due anni. Le applicazioni principali riguardano dashboard avanzate di analisi operativa, monitoraggio dei consumi, manutenzione predittiva, ottimizzazione dei percorsi e prevenzione delle collisioni. La crescita della connettività apre però anche nuove vulnerabilità: solo il 5% delle aziende dispone oggi di programmi di sicurezza informatica specifici per il fleet management.

Per Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, “il Fleet Management sta attraversando una rivoluzione strutturale che va oltre il rinnovo delle flotte aziendali”. La sfida, ha sottolineato, sarà costruire “un ecosistema efficiente, sicuro e integrato” in cui connettività e intelligenza artificiale possano generare valore concreto.

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